Domande e FAQ sullo stato della tecnica

Inviate una domanda sullo stato della tecnica

Se avete una domanda che non è elencata nelle FAQ in basso, scrivetela direttamente nel formulario seguente.

Alla ricezione del messaggio riceverete una conferma automatica e la richiesta sarà inoltrata al gruppo di lavoro «Stato della tecnica». Entro 10 giorni dalla ricezione del messaggio, il richiedente riceverà una risposta concreta del gruppo di lavoro o indicazioni su come procedere. Le domande di carattere generale vengono pubblicate in questa pagina in formato anonimo come FAQ.

FAQ Stato della tecnica

Nella raccolta seguente sono riportate le risposte fornite dal gruppo di lavoro «Stato della tecnica».

Acque di scarico provenienti dall’industria e dall’artigianato in generale

Domanda:

Lavoro a Dübendorf presso la FISCH und Partner AG.
Distribuiamo strumenti di controllo per l’individuazione di crepe negli elementi strutturali. Parola chiave: controllo con liquidi penetranti, detto anche controllo PT (Penetrant Test).
I mezzi di controllo vengono miscelati con acqua e smaltiti dopo l’uso, oppure evacuati nella rete fognaria.

Sorge sempre la domanda se sia lecito immettere questi mezzi nelle canalizzazioni.

Oltre alla base (sostanze oleose o alcoliche), questi mezzi contengono coloranti fluorescenti o di colore rosso intenso.
Di seguito si fornisce una scheda di dati di sicurezza.

Sicherheitsdatenblatt mr-313
Sicherheitsdatenblatt mr-70
Sicherheitsdatenblatt Ardrox 9702

A chi posso rivolgermi per ulteriori indicazioni?

Risposta:

Facciamo riferimento alla sua richiesta del 14 novembre 2019 in merito allo stato della tecnica.
La seguente risposta è un parere tecnico della VSA.
Responsabile dell’esecuzione è il servizio cantonale specializzato, che decide anche in merito alla procedura.

È vietato immettere coloranti o soluzioni coloranti nella canalizzazione.

Ordinanza sulla protezione delle acque RS 814.201
Art. 10 Divieto di smaltimento dei rifiuti insieme alle acque di scarico
È vietato:
a. smaltire rifiuti solidi e liquidi insieme alle acque di scarico, salvo che ciò sia opportuno per il trattamento di quest’ultime.

Qui si tratta di rifiuti, poiché nell’ordinanza del DATEC sulle liste per il traffico di rifiuti (codice 07 03 Rifiuti della produzione, formulazione, fornitura ed uso di coloranti e pigmenti organici (eccetto quelli di cui al codice 06 11)) vengono menzionati i coloranti organici. Ne consegue che i coloranti organici non devono essere smaltiti nella rete fognaria.

Si rimanda anche alla nota tecnica VSA «Ist es Abwasser? Ist es Abfall?» (Sono acque di scarico? Sono rifiuti?, in tedesco)

Mezzi di controllo a base di idrocarburi per la verifica della presenza di crepe
I coloranti fluorescenti per la verifica della presenza di crepe vengono spesso applicati con un «substrato» contenente idrocarburi. Senza misure di trattamento, si può dare per scontato che, in caso di evacuazione nella canalizzazione, i valori limite degli idrocarburi vengano chiaramente superati.
È possibile adottare misure attraverso soluzioni tecniche (p. es. ricircolo con tecnica a membrana o evaporazione sottovuoto + carbone attivo), oppure con un trattamento chimico-fisico mediante specifici prodotti ad adsorbimento. Quale sia la soluzione migliore, più efficiente e conveniente deve essere verificato caso per caso.

Mezzi di controllo a base alcolica per la verifica della presenza di crepe
Se il «substrato» è a base alcolica, è opportuno effettuare anche un trattamento preliminare o la raccolta con successivo smaltimento dei rifiuti speciali.

Restiamo a completa disposizione; per ulteriori chiarimenti rivolgersi a Bruno Mancini (Tel. 062 835 34 18 e/o via e-mail bruno.mancini@ag.ch).

Domanda:

Per errore un parquet in legno è stato trattato con un prodotto oleoso (DKL_Meisteroel_natur_und_weiss). Per evitare la formazione di polvere, il pavimento di parquet non è stato levigato. Per preparare la superficie esistente e poter eseguire gli interventi di miglioramento del parquet, sul parquet è stato applicato il prodotto “Clean Strong” di Pallmann. Per pulire il parquet è stata utilizzata la macchina scrubber tipo “Pallmann Turbo Scrubber”.

Pensiamo che, durante la pulizia, oltre al detergente giunga nelle acque di lavaggio anche l’olio DKL applicato per errore. Secondo lo stato attuale della tecnica, come deve essere smaltita l’acqua di scarico prodotta durante i lavori di pulizia? L’acqua di lavaggio può essere evacuata nella canalizzazione?

 

Risposta:

Facciamo riferimento alla richiesta del 5 marzo 2020 inoltrata al forum VSA del CC Industria e artigianato in merito allo stato della tecnica.

La seguente risposta è un parere tecnico della VSA.

In questo caso occorre tenere presente le seguenti particolarità:
1. Si tratta di un’immissione una tantum. Il parquet è stato trattato con un prodotto per errore. È stato necessario rimuovere il prodotto una sola volta.
2. La quantità di acqua di scarico da evacuare è ridotta rispetto alla quantità totale in entrata all’impianto di depurazione.
3. L’immissione una tantum di una piccola quantità di acque di scarico provenienti dal lavaggio non può generare perturbazioni nell’impianto di depurazione.
4. I due componenti principali del detergente sono biodegradabili
5. Si tratta di una piccola quantità di un prodotto oleoso che è stato rimosso attraverso la pulizia.

In questo singolo caso l’autorità può prevedere valori meno stringenti e in via eccezionale tollerare l’immissione di una piccola quantità di acque di scarico della pulizia.

Se l’azienda utilizza di norma il detergente per la pulizia del parquet, ad esempio per la levigatura del parquet, le acque di scarico prodotte con la pulizia dovranno essere analizzate e, se necessario, si dovrà fissare un trattamento preliminare di tali acque o il loro smaltimento tra i rifiuti speciali.

Vedere anche la nota tecnica VSA “Ist es Abwasser? Ist es Abfall? Entscheidungshilfe; pragmatische Annäherung aus der Sicht der Praxis” (Sono acque di scarico? Sono rifiuti? Ausilio decisionale; avvicinamento pragmatico dal punto di vista della prassi, in tedesco).

Riferimenti normativi
Per l’immissione di acque di scarico industriali nella canalizzazione valgono le esigenze previste nell’allegato 3.2 dell’ordinanza sulla protezione delle acque (OPAc).
Valgono inoltre anche:

OPAc, art. 7, cpv. 3, cifra B
L’autorità può rendere meno severe le esigenze qualora, con l’immissione di sostanze non riciclabili nelle acque di scarico industriali, si grava sull’ambiente in misura complessivamente minore che non con un’altra forma di smaltimento, e per le acque di scarico dell’impianto di depurazione centrale si rispettano le esigenze relative all’immissione in un ricettore naturale;

OPAC, All. 3.2, cpv. 1, secondo comma, lett. a
Chi durante i processi di produzione e nel trattamento di acque di scarico industriali immette tali acque, deve adottare le misure necessarie e conformi allo stato della tecnica onde evitare l’inquinamento del-le acque. In particolare, deve far sì che venga prodotta la minore quantità possibile di acque di scarico da immettere e sia convogliata la minore quantità possibile di sostanze suscettibili di inquinare le acque se ciò è possibile sotto il profilo tecnico e dell’esercizio ed economicamente sopportabile;

OPAC, All. 3.2, cpv. 1, quarto comma
Se il detentore di un’azienda può fornire la prova di aver adottato le misure necessarie e conformi allo stato della tecnica di cui al capoverso 2 e che il rispetto delle esigenze generali secondo al numero 2 sarebbe sproporzionato, l’autorità fissa valori meno restrittivi.

Restiamo a completa disposizione; per ulteriori chiarimenti rivolgersi a Bruno Mancini (Tel. 062 835 34 18 e/o via e-mail bruno.mancini@ag.ch).

Domanda:

Vorrei informazioni sulla problematica dei biocidi nell’ambiente. Concretamente vorrei sapere se il cloro o l’argento sono dannosi per l’ambiente o quali sono i rischi legati a queste due sostanze.

Risposta:

Come disse Paracelso: “Dosis sola facit venenum” / Solo la dose fa il veleno

In generale
Quando si utilizzano biocidi, vale l’obbligo di diligenza. In riferimento all’utilizzo di biocidi e ai rifiuti che ne derivano occorre provvedere affinché essi non possano mettere in pericolo gli esseri umani, gli animali e l’ambiente. Il biocida deve essere utilizzato unicamente per lo scopo previsto. Occorre tenere conto delle indicazioni che figurano sull’imballaggio, sulla scheda di dati di sicurezza e sulle istruzioni per l’uso. Possono essere utilizzati soltanto apparecchi che consentano un impiego appropriato e mirato del biocida. L’impiego di biocidi deve essere ridotto al minimo necessario. Se possibile, l’uso deve essere affiancato a misure preventive idonee e ad altri procedimenti (p. es. metodi fisici, biologici).

Presenza di argento nelle acque di scarico
Uno studio di Bernd Nowack (Nanosilver Revisited Downstream, Bernd Nowack, Science, 2010, Vol. 330 no. 6007, pp. 1054-1055, DOI:10.1126/science.1198074) mostra che il 90% della frazione d’argento presente negli impianti di depurazione viene eliminata con i fanghi di depurazione. Nelle acque di scarico la frazione di argento viene convertita in solfuro d’argento poco solubile in acqua raggiungendo in tal modo i fanghi di depurazione.

Presenza di cloro attivo nelle acque di scarico
Il cloro attivo (p. es. ipoclorito di sodio) unito ad altri materiali organici, come p. es. il grasso, può formare composti organici alogenati (AOX) che, avendo una bassissima biodegradabilità, costituiscono un problema per l’ambiente. Se nell’impianto di depurazione venisse utilizzato l’ozono, si potrebbe formare il clorato.

Presenza di cloro attivo in natura
L’immissione di cloro attivo in un corso d’acqua deve avvenire nel rispetto del valore limite di 0,5 mg di cloro attivo per litro. Dalla reazione tra il cloro attivo e i composti organici si formano prodotti a bassa biodegradabilità.

Conclusione
Non è possibile dire in generale se sia “peggio” il cloro attivo o l’argento. Consigliamo di ridurre l’impiego di questi prodotti al minimo necessario.

Riferimenti normativi:

• Legge federale del 24 gennaio 1991 sulla protezione delle acque (Legge federale sulla protezione delle acque, LPAc); RS 814.20
• Ordinanza sulla protezione delle acque (OPAc) del 28 ottobre 1998; RS 814.201

Bibliografia

Comunicato stampa EMPA (Laboratorio federale di prova dei materiali e di ricerca) Silber in Kläranlagen (2011)

SVG Journal Chlorat in Schwimmbädern (Clorato nelle piscine) (2017)

Restiamo a completa disposizione; per ulteriori chiarimenti rivolgersi a Bruno Mancini (Tel. 062 835 34 18 e/o via e-mail bruno.mancini@ag.ch).

Domanda:

Siamo progettando il centro di manutenzione dell’istituto penitenziario di Saxerriet a Salez.

Questo centro di manutenzione dispone anche di un impianto di verniciatura/deposito vernici con uno scarico. È possibile evacuare le acque di scarico nella rete fognaria o è necessario sottoporle a un trattamento preliminare e come deve essere questo trattamento?

Risposta:

Facciamo riferimento alla sua richiesta del 25 novembre 2019 inoltrata al forum VSA del CC Industria e artigianato in merito allo stato della tecnica.

La seguente risposta è un parere tecnico della VSA. Responsabile dell’esecuzione è il servizio cantonale specializzato, che decide anche in merito alla procedura.

Trattamento preliminare delle acque di scarico prodotte dalla verniciatura

Durante i lavori di verniciatura e pulitura vengono prodotte acque di scarico con diverso grado di contaminazione dovuta alla presenza di prodotti chimici, tensioattivi, solventi, grassi e residui di vernici. A seconda del tipo e delle caratteristiche, le acque di scarico devono essere sottoposte a un trattamento preliminare prima di poter essere evacuate nella canalizzazione delle acque luride. Le acque di scarico, che soddisfano i requisiti per l’immissione nella canalizzazione pubblica, possono essere scaricate senza trattamento preliminare. Criteri di verifica:
• Acqua trasparente e incolore
• Valore pH 6.5 – 9
• Al massimo 20 mg/l di idrocarburi
• Al massimo 2 mg/l di zinco o cromo, 0,5 mg/l di piombo, 0,1 mg/l di cadmio (analisi solo in caso di sospetto)
Se le acque di scarico non corrispondono a questi criteri di verifica, non possono essere evacuate nella canalizzazione senza essere prima sottoposte a un trattamento preliminare.

Schede tecniche cantonali 

Merkblatt “Umweltschutz für fachverarbeitende Betriebe”
Merkblatt “Abwasser, Abfälle und Emissionen im Malereigewerbe” 2006
Merkblatt Abwasser, Abfälle und Emissionen im Malereigewerbe
Merkblatt “Gewässerschutz und Abwasserentsorgung im Malergewerbe”

Riferimenti normativi:

• Legge federale del 7 ottobre 1983 sulla protezione dell’ambiente (Legge sulla protezione dell’ambiente, LPAmb); RS 814.01
• Legge federale del 24 gennaio 1991 sulla protezione delle acque (Legge federale sulla protezione delle acque, LPAc); RS 814.20
• Ordinanza sulla protezione delle acque (OPAc) del 28 ottobre 1998; RS 814.201

Restiamo a completa disposizione; per ulteriori chiarimenti rivolgersi a Bruno Mancini (Tel. 062 835 34 18 oppure via e-mail bruno.mancini@ag.ch).

 

Stato della tecnica nella protezione industriale dell’ambiente e delle acque

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Pretrattamento delle acque di scarico / tecnica dei processi

Domanda:

A Schattdorf (UR) viene costruito un capannone per i lavori di manutenzione ai treni, con impianto di lavaggio.
Vi verrà pulita, tra l’altro, la sottoscocca dei vagoni dei treni e, di conseguenza, verranno prodotti scarti contenenti oli e grassi.
Nella norma SN 592 000 : 2012, da pag. 98 a pag. 103, sono descritti diversi impianti con il necessario smaltimento delle acque di scarico.
Non trovo tuttavia alcun riferimento a impianti di lavaggio od officine per treni, per cui vorrei sapere se è possibile procedere alla realizzazione, ad es., come nel caso dell’impianto di autolavaggio industriale (SN 592 punto 9) o delle officine per autoriparazioni e assistenza e autorimesse (SN 592 punto 12).

Risposta:

La seguente risposta è un parere tecnico della VSA.
Responsabile dell’esecuzione è il servizio specializzato cantonale, che decide anche la procedura da seguire.

La norma SN 595000:2012 può essere sicuramente utile per l’esecuzione di un posto di lavaggio per treni. Tuttavia la norma ha già otto anni e in questo arco di tempo lo stato della tecnica si è ulteriormente perfezionato. È inoltre in procinto di essere sottoposta a revisione.

In linea di principio occorre osservare quanto segue:

1. Il posto di lavaggio deve essere sigillato
Le acque di scarico non devono infiltrare.
2. Il posto di lavaggio deve essere coperto.
Le acque piovane devono penetrare nel circuito di lavaggio solo in modo controllato (ad es. in aggiunta all’acqua di lavaggio).
3. Prevedere il pretrattamento delle acque di scarico in modo che, in caso di immissione nella canalizzazione, siano rispettati i requisiti previsti nell’Allegato 3.2 dell’ordinanza sulla protezione delle acque.
4. Le acque di scarico devono essere riciclate.
Considerato il cambiamento climatico e la scarsità di acqua potabile, nei nuovi impianti di lavaggio è economicamente ed ecologicamente opportuno realizzare un sistema di ricircolo (90%). Anche nel caso di impianti di lavaggio con un consumo d’acqua a partire da 2 m3 al giorno il ricircolo è una soluzione conveniente. In genere è possibile combinare l’impianto di lavaggio con l’utilizzo dell’acqua piovana, riducendo ulteriormente il consumo di acqua potabile e il consumo di detergenti.

Nel vostro caso consigliamo l’impiego di un sistema di pretrattamento biologico delle acque di scarico o un impianto di pirolisi.

Pretrattamento biologico delle acque di scarico
Nel pretrattamento biologico delle acque di scarico i composti organici presenti nelle acque di scarico vengono sottoposti a un processo di decomposizione. Tale decomposizione è sostanzialmente dovuta ai microorganismi e all’ossigeno disciolto (processo aerobico) oppure può avvenire mediante sottrazione dell’ossigeno (processo anaerobico). Durante il processo si formano composti inorganici e biomasse (fanghi). I metalli pesanti eventualmente presenti si depositano nel fango, che dovrà quindi essere smaltito come rifiuto speciale.

Impianto di pirolisi
Gli impianti di pirolisi sono impianti di depurazione delle acque fisico-chimici, particolarmente indicati per il trattamento dei metalli pesanti e degli idrocarburi. Il principio si basa sulla scissione chimica delle particelle di sporco dall’acqua. Le impurità formano dei fiocchi che vengono poi filtrati fisicamente, utilizzando diversi filtri. Sono necessari additivi chimici (agenti separatori) che, a seconda dei quantitativi di acque di scarico, possono comportare costi d’esercizio rilevanti.

Restiamo a completa disposizione per ulteriori chiarimenti o per una discussione; rivolgersi a Bruno Mancini (Tel. G. 062 835 34 18 e/o email bruno.mancini@ag.ch).

Domanda:

Noi dell’AWA (Ufficio acqua e rifiuti) abbiamo ricevuto dal Signor Kägi e dal Signor Maiano una richiesta relativa a un nuovo progetto per la pulizia delle imbarcazioni in acqua (drive-in).

Di seguito i link ai relativi video:

Personalmente condivido il parere di Markus Zeh (AWA – GBL, v. risposta più avanti). È una procedura molto interessante, ma all’uscita, quando la chiusa si apre, sicuramente l’acqua si intorbidisce. Con la pulizia si producono acque di lavaggio che dovrebbero essere pompate nella canalizzazione delle acque luride, cosa che in realtà non è possibile con questo sistema.

Qual è il vostro parere o il parere della VSA? Chi potrebbe essere preposto all’autorizzazione, il Cantone, l’UFAM?

Allegati

UBA_DEUTSCHLAND_ANTIFOULING_2018
BERICHT_WAK_S_FEBRUAR_2020_BUNDESHAUS

Risposta:

Facciamo riferimento alla richiesta del 3 marzo 2020 inoltrata al forum VSA del CC Industria e artigianato in merito allo stato della tecnica.

La seguente risposta è un parere tecnico della VSA.

Dalla presentazione della swiss elementic gmbh emerge quanto segue:

1. Lo sporco viene raccolto in un grande contenitore sotto l’impianto per essere smaltito
2. Non vengono utilizzati prodotti chimici

Sotto il macchinario è disposto un grande contenitore (bacino di pulizia) nel quale vengono raccolti i rifiuti chimici per lo smaltimento sicuro. La porta del bacino si apre e si chiude tra i vari cicli di lavaggio. Un partner esterno aspira i rifiuti chimici al bisogno, 2-3 volte all’anno.

Si tratta di una vasca di decantazione molto grande. L’aspetto positivo è l’asportazione puramente meccanica e la rinuncia a prodotti antifouling. Ciò che è problematico è l’apertura della porta tra i cicli di lavaggio. Non è chiaro se le sostanze solide asportate meccanicamente vengano rimosse dal bacino, né quante sostanze vengano asportate. Trattandosi di impianti già in funzione, proponiamo di mettersi in contatto con i gestori degli impianti e di chiedere informazioni sull’esperienza fin qui fatta. Eventualmente si potrebbe anche fare un sopralluogo in un impianto. È necessario inoltre chiarire perché la swiss elementic gmbh parla di rifiuti chimici.

In caso di eventuale impiego consigliamo:

• Questi impianti dovrebbero essere utilizzati esclusivamente nei porti.
• Vanno pulite solo imbarcazioni prive di verniciatura antifouling. Tale verniciatura dovrebbe eventualmente essere preventivamente rimossa e smaltita a regola d’arte.
• Prima di aprire la porta è bene attendere un po’ per evitare che i solidi passino nella darsena.
• Occorrerebbe far vedere come impedire la fuoriuscita di sostanze dal bacino di pulizia (aspirazione con filtrazione, ecc.) e come smaltire fanghi e residui.

Il sistema di pulizia sembra decisamente interessante, perché con esso si evitano prodotti antifouling contenenti rame e biocidi.

Riferimenti normativi:
• Legge federale del 7 ottobre 1983 sulla protezione dell’ambiente (Legge sulla protezione dell’ambiente, LPAmb); RS 814.01
• Legge federale del 24 gennaio 1991 sulla protezione delle acque (Legge federale sulla protezione delle acque, LPAc); RS 814.20
• Ordinanza sulla protezione delle acque (OPAc) del 28 ottobre 1998; RS 814.201

Restiamo a completa disposizione; per ulteriori chiarimenti rivolgersi a Bruno Mancini (Tel. 835 34 18 e/o via e-mail bruno.mancini@ag.ch).

Domanda:

Siamo una nuova azienda attiva nel settore della lavorazione dei rifiuti alimentari (Food Waste).

Il nostro macchinario proviene dalla Corea e viene già distribuito ed è in uso in diversi Paesi.
USA, Regno Unito, Germania, Austria, Francia, ecc.

Il macchinario lavora come uno stomaco: i rifiuti alimentari vengono completamente scomposti con l’impiego di enzimi e acqua.

In allegato sottopongo il certificato con l’analisi dell’acqua inviato dalla Corea e la descrizione del nostro prodotto.

Vi chiedo di comunicami se dovessero esserci contestazioni o cosa devo fare per ottenere l’approvazione per l’allacciamento dell’acqua.
All’importazione non ci sono stati problemi.

Risposta:

Facciamo riferimento alla vostra richiesta del 4 febbraio 2020 inoltrata al forum VSA del CC Industria e artigianato in merito allo stato della tecnica.

Dopo aver preso visione della homepage www.exbio.ch e delle informazioni che ci sono state inviate, giungiamo alle seguenti conclusioni:

La vostra richiesta si riferisce a una procedura che in Svizzera non è stata ancora collaudata, motivo per cui è stata inoltrata al team centrale del CC Industria e artigianato della VSA. Questo organismo valuterà la richiesta, probabilmente richiederà ulteriori informazioni e, al più tardi entro quattro settimane, comunicherà in modo definitivo se la procedura è ritenuta idonea o se devono essere avviati ulteriori lavori del CC Industria e artigianato. La valutazione della VSA è un parere tecnico. La decisione in merito all’esecuzione compete in ogni caso al servizio specializzato cantonale.

La documentazione che ci è stata inviata non è sufficiente per effettuare una valutazione definitiva della tecnica. Dall’esame della tecnica sulla base delle informazioni disponibili emerge che i rifiuti alimentari devono essere convertiti e in parte (o interamente) smaltiti nelle canalizzazioni.

Per questo motivo segnaliamo che questi rifiuti non possono essere smaltiti nella canalizzazione insieme alle acque di scarico. I rifiuti di cucina e ristorazione provengono da apparecchi nei quali le derrate alimentari vengono prodotte per il consumo diretto, come privati, ristoranti, servizi di catering e cucine, comprese le grandi cucine e le cucine domestiche. Trattandosi appunto di rifiuti, non devono essere smaltiti nella canalizzazione. Il titolare dei rifiuti di cucina e ristorazione è responsabile del corretto smaltimento. Questi deve assicurare che i suoi rifiuti vengano smaltiti da un’azienda autorizzata. Lo smaltimento dei rifiuti di cucina e ristorazione si basa in primo luogo sulle prescrizioni della legislazione cantonale sui rifiuti e la protezione delle acque (si veda anche Nota tecnica allegata dell’Ufficio per la protezione delle acque e la gestione dei rifiuti del Cantone di Berna). Inoltre, il riciclo di resti alimentari di origine animale è soggetto alla legislazione sulle epizoozie e all’ordinanza concernente i sottoprodotti di origine animale. L’impianto deve altresì soddisfare le norme concernenti l’igienizzazione dei resti alimentari. L’Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria verifica se tale impianto è conforme ai requisiti. Di seguito è riportato il link con le norme per l’eventuale procedura di autorizzazione. Chi commercializza l’impianto deve mettersi in contatto con l’Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria e avviare un’eventuale procedura di autorizzazione.

https://www.blv.admin.ch/blv/de/home/tiere/tierseuchen/entsorgung-von-tierischen-nebenprodukten.html

Probabilmente tale procedura di autorizzazione è superflua perché, in caso di immissione nella canaliz-zazione, la tecnica non è soggetta ad autorizzazione. Potremmo tuttavia pensare che questa tecnica possa essere utilizzata come stadio preliminare di un impianto di biogas. In tal caso, se i rifiuti di origine animale vengono lavorati, è necessaria l’autorizzazione dell’Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria.

Riferimenti normativi

Ordinanza sulla protezione delle acque RS 814.201
Art. 10 Divieto di smaltimento dei rifiuti insieme alle acque di scarico
È vietato:
a. smaltire rifiuti solidi e liquidi insieme alle acque di scarico, salvo che ciò sia opportuno per il trattamento di quest’ultime;
b. evacuare sostanze contrariamente alle avvertenze del fabbricante apposte sull’etichetta o contenute nelle istruzioni per l’uso.
Allegato 3.2, capoverso 1, cifra c
… In particolare, deve far sì che:
c. le acque di scarico inquinate non vengano né diluite né mescolate con altre acque di scarico, al fine di soddisfare le esigenze; la diluizione e la miscelazione sono permesse se ciò è opportuno per il trattamento delle acque di scarico e, se così facendo, non vengono immesse nelle acque più sostanze su-scettibili di inquinare le acque di quanto non sarebbe il caso con un trattamento separato.

Ordinanza del DATEC sulle liste per il traffico di rifiuti del 18 ottobre 2005 RS 814.610.1
Regolamento di esecuzione concernente l’OTRif. I rifiuti elencati nell’Allegato 1 del regolamento sono rifiuti e non acque di scarico. Se anche vengono “diluiti”, questi rifiuti restano rifiuti.
In questa sede si rimanda al capitolo 02; Rifiuti prodotti da agricoltura, orticoltura, acquacoltura, selvicoltura, caccia e pesca, trattamento e preparazione di alimenti

Ordinanza concernente i sottoprodotti di origine animale (OSOAn) del 25 maggio 2011 (Stato 1° giugno 2018) RS 916.441.22

Legge sulle epizoozie (LFE) del 1° luglio 1966 (Stato 1° gennaio 2020) RS 916.40

Nota tecnica VSA / Note tecniche cantonali

Ist es Abwasser? Ist es Abfall? (Sono acque di scarico? Sono rifiuti?, in tedesco)

Entscheidungshilfe; pragmatische Annäherung aus Sicht der Praxis (Aiuto decisionale; avvicinamento pragmatico dal punto di vista della prassi)

Merkblatt Küchen- und Speiseabfälle des Kantons Bern (Nota tecnica Rifiuti di cucina e ristorazione del Cantone di Berna

 

Restiamo a completa disposizione; per ulteriori chiarimenti rivolgersi a Bruno Mancini (Tel. 062 835 34 18 e/o via e-mail bruno.mancini@ag.ch).

Domanda:

Gestiamo due reattori IC di Paques, anno di fabbricazione 1999. Nell’autunno 2018 abbiamo riscontrato notevoli superamenti dei carichi dovuti alla grande stagione frutticola. Stiamo ora lavorando su vari fronti per riuscire in futuro a tenere i problemi sotto controllo. Affrontiamo il tutto dal punto di vista tecnico, attuando diverse misure di alleggerimento. Per dicembre è inoltre in programma l’ispezione a una torre e anche per quanto riguarda l’approvvigionamento di nutrienti stiamo lavorando con degli specialisti.
Alla luce dei dati di processo (allegato) ho l’impressione che con la gestione del processo si potrebbe migliorare ulteriormente il rendimento. Al nostro interno ci mancano inoltre conoscenze oltre il comando dell’impianto. Come si gestisce un reattore IC con un rendimento elevato? Quali sono i parametri decisivi?

Esistono corsi o possibilità di formazione che ci possono essere utili? Il nostro specialista IDA è un meccanico molto bravo, che ha mille altri compiti e tra l’altro fa anche l’impianto di pre-trattamento delle acque reflue… Così non riesce ad andare avanti. E così anche noi non riusciamo ad andare avanti.
Ci potete fornire qualche contatto utile?

Risposta:

Facciamo riferimento alla vostra richiesta inviata il 20 agosto 2019.

La seguente risposta è un parere tecnico della VSA.

Ottimizzazione dei reattori
Per ottimizzare i reattori e il loro funzionamento consigliamo di rivolgersi a un’azienda specializzata.
Di seguito trovate un elenco di aziende attive nel settore delle acque di scarico, che vi possono essere di aiuto. L’elenco è conforme alle nostre conoscenze attuali.

ecoSign
Quellenstrasse 37
CH-4310 Rheinfelden
Switzerland
Tel.: +41 61 831 41 08
Fax: +41 61 831 41 09
E-Mail: michel.buser@ecosign.ch
Internet: www.ecosign.ch

Dipl.Ing. Judith Andres-Salzmann
Salzmann Ingenieure ZT GmbH
Angelika Kauffmann Straße 5
Tel +43 5574 45524-0
office@salzmann-ing.at

EnviroChemie AG
Twirrenstrasse 6
8733 Eschenbach
Tel. +41 55 286 18 18
office@envirochemie.ch

Dr. Richard Moosbrugger
IB-MR
Kirchdorf 66
6874 Bizau
Austria
Tel.: +43 5514 300 54
Fax: +43 5514 312 36
Email: rm@ib-mr.at
http://www.ib-mr.at/kontakt

Hunziker Betatech AG
Bellariastrasse 7
CH-8002 Zürich
Email: zuerich@hunziker-betatech.ch
T +41 43 344 32 82
https://www.hunziker-betatech.ch/de/index.php

HOLINGER AG
Alpenquai 12
6005 Luzern
Telefon +41 41 368 99 20
https://www.holinger.com/home

Es gibt sicher noch viele weitere Firmen, die wir jedoch nicht alle aufführen können.

Corsi VSA
La VSA offre corsi sul trattamento delle acque di scarico industriali, in cui vengono presentate le basi principali. Per il vostro caso consigliamo il
Corso VSA-BUS Industrieabwasser, Oberentfelden del 16 / 17 settembre 2020.

Restiamo a completa disposizione; per ulteriori chiarimenti rivolgersi a Bruno Mancini (Tel. 062 835 34 18; bruno.mancini@ag.ch).

Domanda:

o ricevuto una richiesta da una grande azienda industriale che possiede un grande impianto biologico per la depurazione delle acque (immissione diretta). A causa delle acque di scarico povere di sostanze nutritive, questa azienda deve aggiungere acido fosforico per mantenere attivo lo stadio biologico.

Per motivi di costi, il gestore dell’impianto chiede ora se può sostituire l’acido fosforico classico (in allegato designato come «vecchio» (Bilgram)) con acido fosforico verde (prodotto di scarto).
In base alla mia ricerca in Internet, l’acido fosforico verde viene prodotto sciogliendo Ca3(PO4)2 con acido solforico. Non si può pertanto escludere che si trovino maggiori contaminanti nella qualità verde rispetto all’acido fosforico classico.

• Ritenete questo passaggio opportuno oppure condividete il mio dubbio in merito alla maggior quantità di contaminanti?
• Voi cosa fareste?

Risposta:

Facciamo riferimento alla richiesta del 4 febbraio 2020 inoltrata al forum VSA del CC Industria e artigia-nato in merito allo stato della tecnica.

La seguente risposta è un parere tecnico della VSA.

Nell’allegato 3.2 dell’ordinanza sulla protezione delle acque è fissato il principio secondo cui si deve far sì che venga prodotta la minor quantità possibile di acque di scarico e sia convogliata la minor quantità possibile di sostanze suscettibili di inquinare le acque, se ciò è possibile sotto il profilo tecnico e dell’esercizio ed è economicamente sopportabile.

In questo caso, sotto il profilo tecnico e dell’esercizio è possibile impiegare l’acido fosforico più puro con concentrazioni di metalli pesanti/contaminazioni decisamente più basse. Dal momento che, in linea di principio, l’ordinanza sulla protezione delle acque stabilisce che si deve introdurre nelle acque di scarico la minor quantità possibile di contaminanti (in questo caso anche metalli pesanti), qui si tratta della sostenibilità economica. La definizione di “sopportabile sotto il profilo economico” si trova ad esempio nell’ordinanza contro l’inquinamento atmosferico (OIAt), in particolare nell’art. 4 cpv. 3 OIAt: Per giudicare se un provvedimento limitativo delle emissioni sia sopportabile sotto il profilo economico, si fa riferimento ad un’azienda media ed economicamente sana del ramo in questione. Se in un ramo le aziende sono suddivise in categorie molto diverse, si fa riferimento ad un’azienda media della rispettiva categoria. Dal momento che finora è stato impiegato acido fosforico con un basso carico di metalli pe-santi/contaminazione e che lo stesso viene utilizzato da altre aziende per lo stesso scopo, si ritiene che esso sia sopportabile sotto il profilo economico.

L’immissione di contaminanti (qui anche la frazione di metalli pesanti) deve essere ridotta al minimo e si deve impiegare l’acido fosforico con bassa concentrazione di metalli pesanti/contaminanti.

• Legge federale del 7 ottobre 1983 sulla protezione dell’ambiente (Legge sulla protezione dell’ambiente, LPAmb); RS 814.01
• Ordinanza sulla protezione delle acque (OPAc) del 28 ottobre 1998; RS 814.201

Smaltimento delle acque dei fondi nell’industria e nell’artigianato

Domanda:

In base alla direttiva per il riciclaggio dei rifiuti edili minerali (2006, UFAM), al capoverso 6-6 si afferma che, per i materiali da costruzione minerali riciclati che non possono essere utilizzati in forma sciolta senza strato di copertura, vanno adottate misure di protezione delle acque. Il servizio cantonale di competenza fissa dette misure nel quadro delle sue autorizzazioni.

L’UFAM sta per pubblicare un aiuto all’esecuzione sul “riciclaggio dei rifiuti edili minerali”. Secondo la bozza, le acque di scarico del sito dovute all’attività di frantumazione devono essere evacuate nel rispetto delle norme. Dobbiamo quindi chiederci come dovranno in futuro essere drenati questi siti per il trattamento dei materiali da costruzione riciclati. A seconda della categoria di rifiuti edili e della composizione dei materiali da costruzione riciclati, oltre a una torbidità elevata, a oscillazioni del valore pH e ai PAH, le acque di scarico dei siti possono contenere altre sostanze nocive.

Quali impianti di trattamento verranno richiesti in futuro ai centri per il trattamento dei rifiuti edili nelle due varianti seguenti?

Variante 1 – Sito coperto per il deposito e il trattamento dei rifiuti edili
Variante 2 – Sito non coperto per il deposito e il trattamento dei rifiuti edili

Risposta:

Facciamo riferimento alla sua richiesta del 31 gennaio 2020 inoltrata nel forum VSA del CC Industria e artigianato in merito allo stato della tecnica, scusandoci per il ritardo con cui rispondiamo.

La seguente risposta è un parere tecnico della VSA.

Conformemente all’ultima bozza dell’aiuto all’esecuzione non cambierà molto rispetto alla guida attuale. In riferimento al drenaggio viene detto solo che “le acque di scarico prodotte devono essere evacuate nel rispetto delle norme”: per il momento non si prevedono ulteriori disposizioni in merito allo smaltimento delle acque di scarico.

Vale pertanto l’ordinanza sulla prevenzione e lo smaltimento dei rifiuti (Ordinanza sui rifiuti, OPSR) del 4 dicembre 2015 (stato 1° gennaio 2019). Art. 29, cpv. 1

La costruzione di depositi intermedi è consentita se:
a. il deposito è sistemato su una superficie impermeabile oppure se vi viene depositato esclusivamente materiale di scavo e di sgombero non inquinato;
b. viene mantenuta una distanza di 2 m dal livello freatico più alto;
c. le installazioni garantiscono che l’acqua di scarico di superfici impermeabili possa essere raccolta, evacuata e, se necessario, trattata.

Si applica inoltre quanto previsto dall’allegato 3.2 dell’ordinanza sulla protezione delle acque e qui, in particolare, anche l’esigenza relativa al valore pH, che deve essere compreso tra 6,5 e 9,0.

Così come si possono impiegare i prodotti riciclati, allo stesso modo il deposito e il sito per il trattamento devono avere le stesse caratteristiche (rifiuti edili minerali). Per esempio: la sabbia ghiaiosa riciclata, che può essere utilizzata solo sotto uno strato di copertura, deve essere trattata e depositata su una superficie di deposito stabile (e quindi con evacuazione delle acque). In generale si può dire che, secondo le future prescrizioni dell’UFAM, i siti per il trattamento dei rifiuti edili devono essere stabili e quindi provvisti anche di sistema di evacuazione delle acque. È pertanto evidente che il corrispondente sito dell’impianto per il trattamento dei rifiuti edili minerali (p. es. frantumatore) debba soddisfare questa esigenza minima. Al momento ci sono ancora molti aspetti in sospeso, p. es. se in ogni caso debba essere previsto un allacciamento per le acque luride o se sarà possibile per es. un’infiltrazione con passaggio soprasuolo. La copertura a nostro avviso non è prevista e nemmeno opportuna. Se, ciò nonostante, il deposito e sito per il trattamento viene comunque provvisto di copertura in modo volontario, consigliamo un pozzetto a fondo cieco, altrimenti un drenaggio con separazione dei solidi (fossa per fanghi, raccoglitore di fanghi) con sifone e/o separatore di oli minerali a valle. Se necessario, prevedere poi una neutralizzazione.

Riferimenti normativi:
Legge federale del 7 ottobre 1983 sulla protezione dell’ambiente (Legge sulla protezione dell’ambiente, LPAmb); RS 814.01
Ordinanza concernente la riduzione dei rischi nell’utilizzazione di determinate sostanze, preparati e oggetti particolarmente pericolosi (Ordinanza sulla riduzione dei rischi inerenti ai prodotti chimici, OR-RPChim, RS 814.81) del 18 maggio 2005; RS 814.81
Ordinanza sul traffico di rifiuti (OTRif) del 22 giugno 2005; RS 814.610
Ordinanza contro il deterioramento del suolo (O suolo) del 1° luglio 1998; RS 814.12
Ordinanza sulla prevenzione e lo smaltimento dei rifiuti (Ordinanza sui rifiuti, OPSR) del 4 dicembre 2015; RS 814.600
Legge federale del 24 gennaio 1991 sulla protezione delle acque (Legge federale sulla protezione delle acque, LPAc); RS 814.20
Ordinanza sulla protezione delle acque (OPAc) del 28 ottobre 1998; RS 814.201

Restiamo a completa disposizione; per ulteriori chiarimenti rivolgersi a Bruno Mancini (Tel. 835 34 18 e/o via e-mail bruno.mancini@ag.ch).

Domanda:

Esistono prescrizioni o note tecniche riguardanti gli scarichi a pavimento nelle centrali di riscaldamento con impianti a combustione a olio?
In particolare, in presenza di pozzetti aperti (con coperchio forato) che pompano nella canalizzazione tramite una pompa disposta in alto.

Risposta:

Facciamo riferimento alla sua richiesta del 28 agosto 2019 inoltrata al forum VSA del CC Industria e artigianato in merito allo stato della tecnica.

La risposta che segue è un parere tecnico della VSA.

Responsabile dell’esecuzione è il servizio cantonale specializzato, che prende decisioni anche in merito alla procedura.

Nelle centrali di riscaldamento a olio con scarico a pavimento occorre garantire che l’olio da riscaldamento non raggiunga la canalizzazione. Questo requisito emerge tra l’altro anche dalla norma svizzera SN 592 000:2012. In linea di massima nelle centrali di riscaldamento a olio non deve essere presente alcuno scarico a pavimento. Se ciò nonostante è presente lo scarico a pavimento, sarà necessario separarlo dalle installazioni dell’olio mediante interventi di costruzione. Si rimanda anche alla nota tecnica AFU 062 del Cantone San Gallo intitolata «Gestaltung von Heizräumen bei vorhandenen Bodenabläufen» (Disposizione dei locali di riscaldamento in presenza di scarichi a pavimento, in tedesco).

Riferimenti normativi
• Legge federale del 7 ottobre 1983 sulla protezione dell’ambiente (Legge sulla protezione dell’ambiente, LPAmb); RS 814.01
• Legge federale del 24 gennaio 1991 sulla protezione delle acque (Legge federale sulla protezio-ne delle acque, LPAc); RS 814.20
• Ordinanza sulla protezione delle acque (OPAc) del 28 ottobre 1998; RS 814.201

Restiamo a completa disposizione; per ulteriori chiarimenti rivolgersi a Bruno Mancini (Tel. 062 835 34 18 e/o via e-mail bruno.mancini@ag.ch.

Domanda:

In autunno, prima del loro rimessaggio invernale, le imbarcazioni vengono in genere lavate. Quest’autunno abbiamo prelevato campioni in tutti gli impianti di rimessaggio del Cantone senza preavvisare. Abbiamo riscontrato che le esigenze previste dall’OPAc in merito al valore pH e ai metalli pesanti (zinco, rame e piombo) costituiscono un problema.

In tutti i rimessaggi visitati erano in corso processi di pulizia. Ovunque venivano utilizzati detergenti fortemente acidi (occorre infatti rimuovere il calcare e i crostacei dallo scafo). Con la successiva pulizia eseguita con acqua ad alta pressione si staccano anche i metalli pesanti (origine: verniciatura antivegetativa applicata all’imbarcazione) e vengono lavati via anche degli idrocarburi.

1. Ritenete che un separatore d’olio INOWA (sistema H con tecnica di separazione senza manutenzione) possa essere la soluzione indicata per il processo di lavaggio sopra descritto?

2. Il rappresentante INOWA ritiene che, dopo il processo di pulizia con detergenti acidi, le imbarcazioni debbano essere ulteriormente trattate e spruzzate con detergente basico, e così i problemi sarebbero già risolti (con l’autoneutralizzazione il valore pH si stabilizza e i metalli pesanti disciolti vengono trattenuti nel separatore come precipitati). A nostro avviso non si tratta di una soluzione idonea.
Non si dovrebbe equipaggiare l’impianto con un ulteriore impianto di neutralizzazione, inclusa sonda pH, per ottenere esattamente gli effetti sopra descritti?

3. Secondo l’attuale stato della tecnica quale tipo di impianto di pretrattamento delle acque reflue è il più indicato per l’acqua (acida) sopra descritta con soluzione contenente metalli pesanti?

Risposta:

Facciamo riferimento alla sua richiesta del 29 novembre 2019 inoltrata al forum VSA del CC Industria e artigianato in merito allo stato della tecnica.

La seguente risposta è un parere tecnico della VSA.

Le acque di scarico dei lavaggi delle imbarcazioni, gli interventi di manutenzione, ecc. devono essere sottoposti a trattamento preliminare, secondo le caratteristiche, quindi immesse nella canalizzazione pubblica delle acque luride. Le acque di scarico evacuate nella canalizzazione devono essere conformi all’ordinanza sulla protezione delle acque (OPAc) del 28 ottobre 1998.

Separazione di ioni di metalli pesanti dalle acque di scarico
Un separatore idrodinamico per forza di gravità (p. es. il sistema H della ditta INOWA) per la separazione di ioni di metalli pesanti dalle acque di scarico non è conforme allo stato della tecnica. A seconda della concentrazione di ioni di metalli pesanti è possibile impiegare uno scambiatore di ioni, un impianto di pirolisi o un sistema di precipitazione/flocculazione.

Neutralizzazione
Nel caso descritto si tratta di acque di scarico acide. Ciò significa che il valore pH non è conforme al range richiesto dalla legge (valore pH compreso tra 6,5 e 9,0). Per essere conformi allo stato della tecnica, occorre installare una misurazione e regolazione del pH, che nel separatore per gravità (p. es. il sistema H della INOWA) non è presente.

Separazione di idrocarburi
Un separatore idrodinamico per forza di gravità (p. es. il sistema H della ditta INOWA) è indicato per la separazione di idrocarburi dalle acque di scarico.

Conclusione
Per queste acque di scarico sono finora risultati idonei gli impianti di pirolisi. Con l’impiego di agenti separatori idonei, è possibile separare gli idrocarburi regolando al tempo stesso il valore pH.

Riferimenti normativi:

• Legge federale del 24 gennaio 1991 sulla protezione delle acque (Legge federale sulla protezione del-le acque, LPAc); RS 814.20
• Ordinanza sulla protezione delle acque (OPAc) del 28 ottobre 1998; RS 814.201

Restiamo a completa disposizione; per ulteriori chiarimenti rivolgersi a Bruno Mancini (Tel. 062 835 34 18 e/o via e-mail bruno.mancini@ag.ch).

 

Gestione dei rifiuti e rifiuti speciali

Domanda:

Abito vicino a un signore proveniente dal Laos, che produce derrate alimentari asiatiche e, con esse, genera rifiuti di produzione. C’è sempre un grande contenitore pieno di acqua contenente grasso con dentro pezzi di pollo. Inizialmente veniva semplicemente ribaltato nello scarico a pavimento davanti all’ingresso della sua cantina. Dopotutto è la cosa più comoda da fare.
Ben presto è emerso il problema che il grasso ostruiva lo scarico. Per questo motivo è stato necessario far pulire i canali. In qualità di locatario si è fatto carico lui dei costi.
Per evitare questo inconveniente in futuro, adesso sversa il tutto dietro casa, sul campo di un contadino.

Potrei anche lasciar perdere, non faccio soldi con le controversie.
Ma mi piace anche fare ogni tanto una grigliata …. e volentieri la faccio con i colleghi. Purtroppo, però, quando fa caldo è semplicemente impossibile farlo perché c’è cattivo odore!
Alcuni colleghi hanno già detto che non vengono più da me perché c’è puzza. Questo mi rende incredibilmente orgoglioso…….!

Ho chiesto aiuto al Comune. Il segretario comunale mi ha assicurato che è una cosa che non si può fare. Ma si può intervenire solo quando c’è un rapporto di polizia. Va bene, non ci sono problemi, ho pensato. Dopo un lungo tira e molla con la polizia qui si è mosso qualcosa. Ho mostrato tutto all’agente di polizia. Va bene, può dimostrare che il responsabile è il suo vicino? Mi è stato chiesto. Sì, l’ho visto, ho risposto. Ho anche delle immagini di una videocamera di sorveglianza davanti a casa mia. Al che sono seguite domande e ammonimenti per le videocamere ecc.
Per me è chiaro: si tratta di inquinamento ambientale. I casi di inquinamento ambientale sono dei rea-ti. Secondo me i signori ufficiali non devono cercare eccezioni, bensì applicare il diritto svizzero. Per questo motivo cerco l’articolo di legge corrispondente. Ho provato in admin.ch. Lo si dovrebbe trovare lì….. ma esiste qualche documento?! Mi potete aiutare?

Risposta:

La seguente risposta è un parere tecnico della VSA.
Responsabile dell’esecuzione è il servizio cantonale specializzato, che decide anche in merito alla procedura.

Conformemente all’ordinanza sulla protezione delle acque è vietato lasciar infiltrare acque di scarico inquinate.

Ordinanza sulla protezione delle acque RS 814.201

Art. 8 Infiltrazione
1 È vietato lasciar infiltrare acque di scarico inquinate.

Inoltre, l’autorità può richiedere alle aziende artigianali e industriali le cui acque di scarico inquinate, se immesse nella canalizzazione, rendono più gravoso o perturbano l’esercizio della canalizzazione, di adottare un adeguato trattamento preliminare. Nel caso di acque di scarico contenenti grassi risultanti dalla produzione di derrate alimentari è opportuno effettuare un trattamento preliminare mediante un separatore di grassi.

Art. 7 Immissione nelle canalizzazioni pubbliche
1 L’autorità concede l’autorizzazione ad immettere nelle canalizzazioni pubbliche acque di scarico industriali secondo l’allegato 3.2 oppure altre acque di scarico secondo l’allegato 3.3 se sono soddisfatte le esigenze del relativo allegato.
2 L’autorità può rendere più severe o completare le esigenze se, con l’immissione delle acque di scarico:
a. l’esercizio delle canalizzazioni pubbliche può risultare più gravoso o perturbato;

Queste le nostre informazioni sulle acque di scarico. In ogni caso Le consigliamo di mettersi in contatto con il servizio cantonale specializzato, in particolare anche per avere informazioni sui rifiuti.

Restiamo a completa disposizione; per ulteriori chiarimenti rivolgersi a Bruno Mancini (Tel. 062 835 34 18 e/o via e-mail bruno.mancini@ag.ch).

Stoccaggio di sostanze pericolose per le acque

Domanda:

In riferimento alla protezione delle acque la guida “Lagerung gefährlicher Stoffe” (Stoccaggio di sostanze pericolose) prevede il seguente requisito per alcune classi di stoccaggio (esempio classe di stoccaggio 10/12):


 

Riteniamo che tutto ciò sia difficile da realizzare e da attuare come autorità; abbiamo pertanto fatto le seguenti considerazioni:
– Nel caso di sostanze che vengono stoccate in un armadio per sostanze pericolose (in particolare piccoli fusti), non si prevedono esigenze particolari per il locale, a prescindere dalla quantità di stoccaggio complessiva.
– In caso di stoccaggio di un container IBC da 1000 l o di fusti in una vasca di raccolta, non deve essere presente alcuno scarico a pavimento nel raggio di circa 30 m.
– In caso di stoccaggio di quantità superiori a 1000 l, oltre alla vasca di raccolta anche il locale deve fungere da vasca priva di scarico.

Abbiamo inoltre discusso la possibilità di differenziare le esigenze a seconda se si tratta di un deposito o di un serbatoio per mezzi d’esercizio. Se, da una parte, nel caso di un serbatoio, un’eventuale perdita verrebbe individuata più rapidamente, è pur vero che è maggiore il rischio che la perdita si verifichi (p. es. per manomissione). Per questi motivi tale distinzione non ci sembra molto utile.

Cosa ne pensate?

Risposta:

Facciamo riferimento alla vostra richiesta del 21 ottobre 2019 inoltrata nel forum VSA del CC Industria e artigianato in merito allo stato della tecnica.

La risposta seguente è un parere tecnico della VSA.

La prima parte della nostra risposta si riferisce alla presenza di acqua di spegnimento:

In questi casi è possibile fare riferimento alla guida Ritenzione dell’acqua di spegnimento dove, insieme p. es. alla classe di pericolosità per le acque e alla quantità stoccata (tabella pag. 6), si definisce in che misura è necessaria la ritenzione dell’acqua di spegnimento e quale deve essere il volume necessario.
Quando si tratta di decidere se è necessaria la ritenzione dell’acqua di spegnimento, occorre sempre prestare particolare attenzione alla sostanza concreta, alla relativa pericolosità per le acque (in riferimento alla protezione delle acque) e alla quantità stoccata. È difficile prendere una decisione generica sulle misure di ritenzione che si basi solo sulla quantità.

Armadio per sostanze pericolose:
Per quanto concerne lo stoccaggio, questi dispositivi sono dotati in genere anche del volume di raccolta necessario; pertanto il locale non deve essere privo di scarico.
Presenza di acqua di spegnimento: le sostanze stoccate in un armadio per sostanze pericolose o in un deposito di sostanze pericolose sono in genere protette e nell’armadio/locale e non dovrebbero intervenire pompieri o sprinkler per lo spegnimento. Nel caso di depositi in container/locali antincendio verificati, provvisti di porte chiuse o che si chiudono automaticamente in caso di incendio, non c’è in genere acqua di spegnimento. Qui bisognerebbe tenere presente che, con l’aumentare del livello dell’acqua di spegnimento, i solidi stoccati si possono disciogliere (p. es. cianuri)

Stoccaggio container IBC e fusti:
Comprendiamo le vostre argomentazioni. Il “senso della misura” è sempre importante.

Deposito vs serbatoio:
Non ha molto senso fare distinzione, anche qui vale quanto segue: EIR = evitare, individuare, ritenere (esigenza risultante dall’articolo 22 della LPAc, RS 814.20)

Restiamo a completa disposizione per ulteriori chiarimenti o per una discussione; rivolgersi a Patrick Locher (Tel. 031 / 633 39 62; e-mail: patrick.locher@bve.be.ch).

Prevenzione dei danni e degli incidenti nelle aziende

Domanda:

Ho una domanda sullo smaltimento delle acque nelle stazioni di servizio.

Vorrei avere informazioni in merito al “rivestimento resistente ai fluidi”, ad esempio il calcestruzzo.

Quali alternative esistono al calcestruzzo?
È possibile utilizzare l’asfalto in questo ambito?
O esiste forse una variante con autobloccanti?

Risposta:

Facciamo riferimento alla vostra richiesta del 15 giugno 2020 inoltrata nel forum VSA del CC Industria e artigianato in merito allo stato della tecnica.

La seguente risposta è un parere tecnico della VSA.
Responsabile dell’esecuzione è il servizio specializzato cantonale, che decide anche la procedura da seguire.

Principio
Le aree di rifornimento e di trasbordo per sostanze pericolose devono essere eseguite con sigillatura e rivestimento resistente ai fluidi, in modo da impedire l’infiltrazione di liquidi.

Definizione
Per “resistente ai fluidi” si intende in generale quanto segue:
Il materiale (ad es. calcestruzzo) mantiene invariate le sue proprietà meccaniche (ad es. resistenza), fisiche (ad es. tonalità) e chimiche (ad es. miscela) specifiche, nonostante un contatto prolungato con il fluido (ad es. benzina). Dal momento che questo stato ideale non si realizza praticamente mai, sono considerati “resistenti” solo i materiali che vengono intaccati solo molto lentamente”.

Alternative al calcestruzzo
Nella letteratura esistono diverse pubblicazioni con elenchi di materiali e relative resistenze (ad es. la tabella di resistenza chimica Bürkert, v. allegato). Si tratta di trovare in queste tabelle un materiale che resista contemporaneamente alla benzina, al diesel, al biodiesel, alla soluzione acquosa di urea (Ad-blue), ecc. (tutte sostanze presenti).

Sollecitazione meccanica
Oltre alla resistenza, è fondamentale anche la stabilità meccanica del materiale, dal momento che in una stazione di rifornimento si hanno anche notevoli sollecitazioni meccaniche sul fondo. I veicoli pesano anche diverse tonnellate. Se si utilizzano materiali morbidi (plastiche, asfalto, ecc.), potrebbe essere necessario doverli sostituire di frequente. Oltre a resistere ai fluidi, il fondo deve essere anche a tenuta ed evitare la penetrazione nel terreno di sostanze pericolose per le acque.

Impiego di asfalto
Nelle aree di rifornimento e di trasbordo si utilizzano in pratica calcestruzzo e asfalto. Ma la resistenza ai fluidi e la resistenza meccanica del calcestruzzo sono migliori di quelle dell’asfalto. Il rivestimento in asfalto potrebbe pertanto richiedere sostituzioni più frequenti rispetto al calcestruzzo. Ciò dipende anche dalla frequentazione e dai tipi di veicoli (motociclette, auto, camion, veicoli cingolati, ecc.) e questo spiega anche perché viene maggiormente utilizzato il calcestruzzo.

Variante con autobloccanti
Sul mercato esistono diverse varianti con autobloccanti. Si tratta tuttavia di sistemi speciali con fughe sigillate, ad esempio il sistema TASIKO della tedesca Kortmann Beton (v. catalogo). Non conosciamo tuttavia casi di impiego di questo sistema in Svizzera.

Obbligo di annuncio e autorizzazione
Nelle zone di protezione delle acque S1 e S2 non si possono realizzare stazioni di rifornimento. All’interno della zona di protezione delle acque sotterranee S3, delle aree di protezione delle acque sotterranee, dei settori di protezione delle acque Ao / Au e dei settori d’alimentazione Zo / Zu le stazioni di rifornimento sono soggette a obbligo di autorizzazione. Negli altri settori le stazioni di riforni-mento sono soggette a obbligo di annuncio.

 

Restiamo a completa disposizione per ulteriori chiarimenti o per una discussione; rivolgersi a Bruno Mancini (Tel. 062 835 34 18 o email bruno.mancini@ag.ch).

Ritenzione acqua di spegnimento

Domanda:

Mi sto attualmente occupando della revisione del concetto per la nostra soluzione di automatizzazione «Neutralizzazione di acque di scarico artigianali/industriali» ed è emersa una domanda per la quale mi potete aiutare, o direttamente oppure fornendo documentazione idonea:

Strategie aziendali in caso di incidente
La variante a) è ammessa oppure si deve sempre evitare l’immissione di acque di scarico acide/alcaline?

Vogliamo proporre al cliente tre strategie aziendali per il caso di incidente*

a) Messa in allarme. Immissione di acque di scarico consapevoli di una violazione del valore limite. I dati vengono registrati (pH, T, portata), autorità e impianto di trattamento devono essere informati immediatamente.
b) Messa in allarme. L’entrata alla canalizzazione viene chiusa, lo sfioratore d’emergenza sversa nel locale, il locale viene utilizzato come bacino di accumulo.
c) Messa in allarme. L’entrata alla canalizzazione viene chiusa, lo sfioratore d’emergenza viene deviato in un bacino di accumulo oppure le acque di scarico vengono convogliate nel bacino di accumulo con una pompa per fusti.

* Le condizioni di immissione non possono più essere garantite a causa di un guasto (pH<6,5, >9, T>60°C). Possibili cause: mancanza di corrente, componenti ostruiti, mancanza di prodotti chimici, prodotti chimici sbagliati, esercizio al di fuori delle specifiche (valore pH, capacità tampone, quantità di acque di scarico).

Risposta:

Facciamo riferimento alla sua richiesta del 10 marzo 2020 inoltrata al forum VSA del CC Industria e artigianato in merito allo stato della tecnica.

La seguente risposta è un parere tecnico della VSA.
Responsabile dell’esecuzione è il servizio cantonale specializzato, che decide anche in merito alla procedura.

È vietato immettere acque di scarico non conformi alle esigenze fissate nell’ordinanza per la protezione delle acque (OPAc). L’immissione intenzionale di acque di scarico, con consapevolezza di una violazione dei valori limite, è perseguibile e non è consentita.
Vale l’obbligo di diligenza. Procedere in modo da immettere solo acque di scarico conformi alla legge.

Oltre alle vostre varianti b) e c) potrebbe essere opportuna una neutralizzazione delle cariche.

Riferimenti normativi:
• Legge federale del 7 ottobre 1983 sulla protezione dell’ambiente (Legge sulla protezione dell’ambiente, LPAmb); RS 814.01
• Legge federale del 24 gennaio 1991 sulla protezione delle acque (Legge federale sulla protezione delle acque, LPAc); RS 814.20
• Ordinanza sulla protezione delle acque (OPAc) del 28 ottobre 1998; RS 814.201

Restiamo a completa disposizione; per ulteriori chiarimenti rivolgersi a Bruno Mancini (Tel. 062 835 34 18 e/o via e-mail bruno.mancini@ag.ch).

Altre informazioni utili

In Svizzera le autorità amministrative e le aziende industriali e artigianali ottengono informazioni e indi-cazioni per l’applicazione del termine «stato della tecnica» nella valutazione delle acque di scarico me-diante il documento Stand der Technik im Gewässerschutz (Stato della tecnica nella protezione delle acque).
L’ordinanza federale sulla protezione delle acque (OPAc) del 28 ottobre 1998 richiede alle aziende indu-striali e artigianali di adottare le necessarie misure conformi allo stato della tecnica per i processi produttivi e lo smaltimento delle acque di scarico.

Per gli stati dell’UE si applica la direttiva 96/61/CE del Consiglio del 24 settembre 1996 (direttiva IPPC) sulla prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento (Directive 96/61/EC – Integrated Pollution Prevention and Control – Directive IPPC).
Lo stato della tecnica è stabilito in documenti specifici del settore o documenti trasversali, i cosiddetti documenti di riferimento sulle migliori tecniche disponibili (BAT Reference Documents).

In Germania i requisiti sono indicati a livello settoriale ai sensi delle BVT (Beste Verfügbare Techniken, migliori tecniche disponibili, equivalente a stato della tecnica), negli allegati dell’Ordinanza sulle acque di scarico. Tale ordinanza deve servire espressamente per l’attuazione della direttiva 96/61/CE.

In Austria si applica l’AAEV, ordinanza sulla limitazione generale delle immissioni di acque di scarico in corsi d’acqua o canalizzazioni pubbliche. Per molte fonti lo stato della tecnica è descritto in ordinanze distinte, le AEV. L’elenco delle varie AEV è disponibile nel sistema d’informazione giuridica della Cancelleria federale.